Giornata mondiale per la cura del Creato

“Ci troviamo ad affrontare sfide urgenti in termini di degrado ambientale e cambiamento climatico – proclamano mons. Duarte da Cunha, segretario generale del CCEE / Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, padre Heikki Huttunen, segretario generale della KEK / Conferenza delle Chiese europeee e rev. Peter Pavlovic, segretario dell’ECEN / Rete cristiana europea per l’ambiente nella dichiarazione comune Tempo per la Creazione con cui annunciano il programma indetto, da quest’anno,  1 sett 2016 - giornata del creato – Incoraggiati dalle parole della lettera enciclica di Papa Francesco Laudato si’ a riconoscere la nostra responsabilità condivisa, invitiamo calorosamente tutti (…) ognuno nel proprio ambiente, a offrire preghiere per il dono della Creazione”.

Facciamo appello ai nostri governi perché ratifichino l’accordo di Parigi; chiediamo indicatori alternativi di crescita che misurino meglio la salute delle comunità e degli ecosistemi. Possiamo disinvestire nei combustibili fossili e reinvestire in fonti alternative sostenibili. –  rev. Olav Fykse Tveit, segretario generale WCC / Consiglio Mondiale delle Chiese

ECEN logo ECEN: 1 September to 4 October is Time for Creation – The proposal to celebrate a Time for Creation during these five weeks was made by the Third European Ecumenical Assembly in Sibiu in 2007. On 4 October, Roman Catholics and other churches from the Western traditions commemorate Francis of Assisi, known to many as the author of the Canticle of the Creatures.  The following year, the WCC Central Committee invited churches to observe Time for Creation through prayers and actions. September 1st was proclaimed as  a day of prayer for the environment by the late Ecumenical Patriarch Dimitrios I in 1989. In 2015, Pope Francis has designated September 1st as a World Day of Prayer for Care of Creation for the worldwide Roman Catholic Church as well.

Dieta Mediterranea ed

ECOLOGIA INTEGRALE

Laudato Si’ ∼  Alimentare l’Umanità ∼ Global Goals

DM 7CC ICH ECO GG

il SALE al centro del ‘mondo’

stagnone e mozia MARSALAUn lembo della costa trapanese che si affaccia davanti all’isola di Mothia, sito archeologico in cui è conservata testimonianza delle civiltà fenicio-punica, greco-ellenistica e romana che vi si sono insediate, contendendosene il controllo, sale MOTHIAl’entroterra della laguna, “Stagnone”, di Marsala è dove si produce in abbondanza un’ottima qualità di sale, prezioso nutriente fondamentale nella dieta alimentare umana e di ogni essere vivente, animale e vegetale, da tempo immemore impiegato anche in moltissime arti, da medicina e artigianato a industria, per la conservazione di alimenti, in prodotti terapeutici, igienici e cosmetici e per tantissimi utilizzi molto pratici, anche rituali in tradizionali cerimoniali, sacramenti religiosi e incantesimi magici e alchemici. raccolta SALINE DELLA LAGUNALa storia della sua “coltivazione” affonda nelle più remote origini delle culture emerse intorno al bacino del Mediterraneo, con epicentro proprio nella della costa meridionale della Trinacria, oggi una riserva ambientale tutelata, in cui fin dalle epoche più remote si ricava il sale marino dal 2012 attestato IGP.

Da millenni generazioni di curatoli marsalesi sommergono sapientemente d’acqua marina i “campi” costieri dove, al culmine che dell’estate, la squadra di salinai raccoglie il prezioso dono del mare. VOLUME DI SALE 2016 angela trapaniIn questi giorni, durante il raccolto, alle Saline della Laguna c’è anche un’artista nativa di Marsala, ma che vive e lavora a Milano… ed è tornata a Marsala per realizzare un’installazione land-art che, dall’allestimento con inizio venerdì 5 agosto, resterà in esposizione fino alla sua naturale conclusione, quando dai cumuli della raccolta il sale verrà portato alla raffinazione e al confezionamento per la distribuzione.

saline TP - dipinto 800Questo quadro ad olio del 1881 (tra Romanticismo e Positivismo) che raffigura le “Saline di Trapani” più di un secolo fa … – il VOLUME del raccolto di SALE

Dieta Mediterranea e cucina cinese

… recenti studi del Barilla Center for Food and Nutrition … evidenziano come la cucina asiatica, in particolare quella cinese, sia comparabile per importanza a quella mediterranea. I punti di contatto tra le due sono numerosi e riteniamo che almeno sei siano essenziali per identificare un paradigma comune di origini, radici e tradizioni, valorizzabili anche attraverso la comprensione delle differenze che caratterizzano la Dieta mediterranea e la Dieta cinese …

 articolo di Giovanna Ceccherini
pubblicato sulla rivista CINA IN ITALIA (2016, luglio – n° 7 )
per leggere il testo clicca sul link qui sotto:

Dieta Mediterranea e cucina cinese  (pdf)

DM e cucina cinese

il formidabile formaggio piramidale

MONTERBORE formaggio di da vinciLa particolare toma a tre strati, un formaggio a base di latte di mucca (70-75%) e pecora (25-30%) il cui nome deriva da quello di Montébore, frazione del comune di Dernice, paesino in provincia di Alessandria, nella seconda metà del Novecento era stata dimenticata: non veniva più prodotta per la commercializzazione. Nel 1999 l’ultima depositaria della ricetta ne ha svelato i segreti della preparazione a Roberto Grattone che, insieme alla moglie Agata, ne ha riavviato la produzione a Mongiardino, un borgo rurale in provincia di Alessandria sulle pendici degli Appennini tra Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna.

L’invenzione del formaggio ‘piramidale’ è attribuita ai monaci benedettini dell’abbazia sul monte Giarolo, che pare lo abbiano cominciato a produrre dal IX secolo… Oltre che per la citazione in un documento del XII secolo, il montébore è diventato celebre perché presentato nel menu del banchetto allestito il 5 febbraio 1489 a Tortona dal conte Botta al proprio castello, un ricevimento in onore degli sposi Gian Galeazzo Sforza e Isabella d’Aragona, secondo recenti studi la misteriosa GiocondaAnche la storia del formaggio piramidale si intreccia con quella di Leonardo da Vincileonardo-da-vinci e homo vitruviano

Nel periodo in cui operò come ingegnere del Ducato, oltre che progettare temibili macchine da guerra e il sistema di canali, i Navigli, e dipingere quadri e affreschi, tra cui il Cenacolo, a corte dei signori di Milano il genio fiorentino fu anche maestro di cerimonie, coreografo di spettacoli teatrali messi in scena in occasione dei banchetti, ideatore dei ‘macchinosi’ allestimenti e menu, perciò anche direttore di cucina degli sfarzosi ricevimenti sforzeschi.

In particolare, per le nozze di Gian Galeazzo Sforza, sesto duca di Milano e terzo della dinastia succeduta ai Visconti con il matrimonio tra il capitano di ventura Francesco e l’ultima discendente della signoria, Bianca Maria. Gli accordi delle nozze tra il milanese Gian Galeazzo e la napoletana Isabella d’Aragona erano stati presi fin da quando i futuri sposi erano bambini di pochi anni. Il matrimonio avrebbe infatti siglato, e garantito, l’alleanza tra il Ducato di Milano e il Regno di Napoli, e così la ‘forza’ dei due a contrastare quella di Firenze e Roma, ovvero delle potenti famiglie dei Medici e dei Borgia, Farnese e Colonna che dal soglio pontificio dominavano i territori dell’Italia centrale… gian-galeazzo-sforzaNel 1488 il duca era un 20enne che, orfano del padre vittima di una congiura, da una decina d’anni governava sotto la tutela della madre, la piemontese Bona di Savoia, e poi dello zio, Ludovico ‘il Moro’. Con il matrimonio stipulato a Napoli per procura, a dicembre Gian Galeazzo sposò la 18enne Isabella, che era anche una sua cugina: Francesco Laurana - Isabella di Aragona (Kunsthistorisches Museum, Vienna) figlia di Ippolita Maria Sforza e di Alfonso II d’Aragona, duca di Calabria e re di Napoli, signore del Regno delle Due Sicilie. Da Napoli la sposa partì per raggiungere Milano e, approdando a Genova, congiungersi con il marito durante il viaggio. Le nozze furono celebrate con numerosi festeggiamenti, festa del paradisouno nella sosta del 5 febbraio 1489 a Tortona, culminati il 13 gennaio 1490  con la FESTA DEL PARADISO a Milano: un fastoso banchetto di cui Leonardo progettò la coreografia della tavola, imbandita in modo spettacolare mentre le portate venivano presentate con la messa in scena di un’opera teatrale.

montebore VALLENOSTRA

La conoscenza del montébore nella storia è attestata proprio anche grazie alle testimonianze che il genio ha lasciato nei propri appunti per le fastose celebrazioni, perciò oggi il prodotto caseario viene commercializzato dalla Cooperativa Vallenostra, un Presidio SLOW FOOD, come il ‘formaggio di Leonardo da Vinci’.

Roberto, l’Indiana Jones dei formaggi: “Ecco quello che mangiava Leonardo” – La Stampa, 10 aprile 2016