W la pasta, “regina” della dieta italiana

Dal 1998 ogni 25 OTTOBRE i pastai italiani, cioè i produttori e i commercianti della specialità della cucina italiana, si mobilitano e coinvolgono chef, ristoratori ed esperti di alimentazione di tutto il mondo nella celebrazione del WORLD PASTA DAY.

Quest’anno alla XXI edizione, svolta con il titolo AL DENTE e all’insegna del tema #PASTA2050, il ciclo di iniziative ha focalizzato l’attenzione internazionale sulla pasta come un ingrediente principale della “versione” italiana delle tradizioni di Dieta Mediterranea evidenziando il suo valore come un “cibo buono, sano, accessibile e sostenibile”:

Unione Italiana Food intende sostenere il modello alimentare mediterraneo, riconosciuto dalla comunità scientifica tra i più sani e sostenibili, di cui la pasta è elemento cardine. Il successo globale della pasta italiana è la cartina tornasole del gradimento verso la Dieta Mediterranea. Arriva dagli Stati Uniti, patria delle diete iperproteiche, il segnale più simbolico. L’U.S. News & World Report ha eletto la Dieta Mediterranea “migliore dieta del mondo” del 2019, vincitrice su 41 diverse alternative con un punteggio di 4,2 su 5. In Italia invece ci sono segnali di un progressivo allontanamento della popolazione dalla Dieta Mediterranea. Solo il 41% della popolazione del Nord Italia mangia seguendo questo modello, appena il 16,8% nel Centro Italia e il 42,1% nel Sud del Paese (European Journal of Public Health). E iniziative come “Al Dente” potrebbero invertire questo pericoloso trend.

L’allarme ha destato molto stupore, e tanta preoccupazione, perciò l’interesse degli opinion leader, cioè di giornalisti, esperti e commentatori che dal “pulpito” dei mass-media divulgano le informazioni che influenzano le decisioni delle persone, in particolare le scelte di consumo. E così in occasione del WORLD PASTA DAY 2019 sono state pubblicate molte notizie che annunciano “la rivincita della pasta”, cioè mirate a sfatare la convinzione, largamente diffusa proprio in Italia, che spaghetti, maccheroni, fusilli, orecchiette, ravioli, tortellini, tagliatelle, lasagne,… e ogni tipo delle molteplici varianti del “primo piatto” nazionale sia un alimento grasso, cioè che fa ingrassare, e che appesantisce… Ad esempio, l’articolo di Valeria Pini pubblicato nella rubrica  “Alimentazione E Fitness” de La Repubblica spiega perché sia ormai diventato necessario, e urgente, sfatare i nuovi tabù dilaganti proprio nell’opinione pubblica italiana, come la convinzione che mangiare pasta sia da evitare soprattutto alla sera, la cui infondatezza è dimostrata dalla nutrizionista ed endocrinologa italiana Serena Missori:

La pasta a cena fa bene, rilassa e aiuta a dimagrire. Favorisce la sintesi di serotonina e di melatonina facendo assorbire maggiormente il triptofano, quindi fa rilassare e aiuta il sonno, e se ci rilassiamo si riducono gli ormoni dello stress, fra cui il cortisolo, colpevoli di favorire l’aumento di peso.

Inoltre, l’articolo riferisce che “le diete in cui si eliminano quasi completamente i carboidrati per perdere velocemente i chili di troppo sono state bocciate da alcuni studi scientifici”, e che invece “mangiare riso, spaghetti e pane con moderazione è la via ottimale per una vita lunga e in salute“, citando ad esempio la  ricerca del Brigham and Women’s Hospital di Boston recentemente pubblicata su The Lancet Public Health:

Risultati immagini per Brigham and Women's Hospital BostonI ricercatori hanno analizzato un campione di oltre 15.400 persone calcolando il rischio aterosclerotico. Sia chi aveva seguito una dieta con un basso apporto di carboidrati, inferiore al 40% dell’energia totale, che chi aveva un regime con un apporto troppo alto (oltre il 70%) registravano un aumento della mortalità, mentre il rischio più basso era associato ad un consumo moderato, tra il 50% e il 55% dell’energia.

Gli studi e le statistiche recenti confermano quindi le intuizioni di Ancel Keys, così le analisi e rilevazioni condotte dal “suo” team, i ricercatori del SEVEN COUNTRIES’ STUDY  dall’oggi “lontano” 1957… inoltre le convinzioni dei proto-scienziati, i sacerdoti e le sacerdotesse che negli asklepeia veneravano il culto di Igea e professavano l’arte di Ippocrate, dei saggi fondatori della Scuola Medica Salernitana e dei dottori istitutori degli studium, cioè delle prime cattedre universitarie e sedi accademiche, anche le “nuove” teorie sulla sostenibilità che si propagano nel villaggio globale e in ogni luogo del mondo con molteplici manifestazioni e differenti espressioni e le antiche concezioni consolidate dalle abitudini e nelle tradizioni che un tempo accomunavano le molte e diverse popolazioni mediterranee.

 

Finalmente anche in italiano il “fondamentale” di Ancel e Margaret Keys

Come annunciato il 18 ottobre scorso dall’editore, SLOW FOOD, che lo ha stampato nella propria collana asSaggi, da adesso nelle librerie è disponibile la traduzione in italiano del testo divulgativo con cui Ancel e Margaret Keys hanno fatto conoscere al mondo la Dieta Mediterranea, i suoi pregi e le sue virtù. copertina A e M KEYS 1975 - USAPubblicato nel 1975 da una casa editrice statunitense e subito un best-seller, universalmente riconosciuto un caposaldo delle scienze alimentari, della cultura gastronomica e della saggistica, il libro che i coniugi Keys scrissero in inglese ha letteralmente fatto il giro del mondo, tranne che in Italia. Mancando la traduzione in italiano, purtroppo il testo fondamentale sulla Dieta Mediterranea, con cui ne è stata per la prima volta espressa e spiegata la definizione e che ne ha diffuso la conoscenza, non è stato divulgato proprio nel paese dove il biologo americano pioniere delle scienze nutrizionali aveva condotto le prime ricerche con convinzioni sorrette dalle preliminari indagini mediche svolte nella calabrese Nicotera. Assistito da molti collaboratori, Prof. Blackburn and Prof .Keystra cui il suo successore alla direzione del Laboratory of Physiological Hygiene all’Università del Minnesota, il professor Henry Blackburn, anche autore di saggi che documentano la storia dell’impressa scientifica intrapresa nel 1958, Keys ha pianificato e diretto studi comparativi in sette nazioni. Infatti, sulle rilevazioni raccolte nel Seven Country Studyda allora continuamente aggiornato, si fondano le dimostrazioni delle idee, ipotesi e teorie di Keys. Conferme che lo scienziato ha dato anche insieme alla moglie Margaret con la loro esperienza diretta e personale: conducendo lo stile di vita della Dieta Mediterranea, Keys ha vissuto a lungo, i proverbiali 100 anni, sempre attivamente impegnato a promuovere e divulgare le loro “scoperte” sull’antica cultura del benessere.

Ancel e Margaret Keys – LA DIETA MEDITERRANEA

Un lavoro attualissimo che fonda le sue radici nel 1952 quando i coniugi Keys appresero di come nelle corsie del Policlinico napoletano non ci fossero pazienti con malattie cardiovascolari. Ancel + Margaret KEYS at workNacque così la ricerca che portò i due ricercatori, fisiologo lui e chimico lei, a stabilirsi nel Cilento: i Keys si resero presto conto di come la Dieta Mediterranea non fosse solamente un fatto di nutrizione ma anche uno stile di vita. Furono gli stessi studiosi a intuire la comunicabilità della scoperta, coniando quel termine che oggi tutti collegano alla longevità, nonostante la parola dieta rischiasse, allora come oggi, di allontanare gli interessati dalla tavola. Questo è anche uno dei motivi per cui la gastronomia mediterranea è stata spesso mal interpretata, guardata con sufficienza dall’alta cucina perché considerata troppo popolare, quasi sempliciotta. Invece, scrivono i due ricercatori, mostrando tutto il loro entusiasmo nell’avventura che li aveva portati a visitare osterie e friggitorie, recensendo parmigiana di melanzane e alici fritte, pasta e fagioli e pizza: copertina A e M KEYS 1975 - SLOW FOOD 2017«La cucina mediterranea ci regala una tale ricchezza di delizie gustative, tante e felici sorprese a tavola, tanto piacere per la gola in piatti che sono per la maggior parte economici e facili da preparare, che meriterebbe di essere esaltata comunque, anche se non esistessero prove della sua straordinaria salubrità».

volume di 591 pagine, formato di cm 13 x 21, rilegato in cartonato con sovracoperta

prezzo di copertina € 18

nello shop on-line della casa editrice è in vendita a € 15,30 e con ulteriore sconto ( € 14,40 ) per i soci SLOW FOOD

estate 2017: una stagione “ideale” per la Dieta Mediterranea

Con le parole di oggi potremmo dire che i Keys riconobbero nella dieta mediterranea una sharing diet, cioè una dieta della condivisione che mette al centro di tutto la salute dell’individuo ma anche quella dell’ambiente. E della comunità. Segue le stagioni, non spreca le risorse, non eccede nelle quantità. frutta e verdura LaRepubblica - 30 maggio 2017Insomma, aiuta a mantenere in buono stato il tessuto connettivo ma anche il tessuto collettivo … per queste ragioni il MedEat Research – che (…) ha presentato a Expo2015 una nuova piramide della dieta mediterranea. Dove i comportamenti sono tanto importanti quanto gli alimenti. Una piramide social. Per non commettere l’errore di ridurre la dieta mediterranea a una tabella nutrizionale…

Come spiega Marino Niola, direttore del centro studi napoletano, nell’articolo pubblicato su La Repubblica il 30 maggio scorso, stacks_image_7_1l’Esposizione Universale del 2015 a Milano ha segnato un passaggio di “svolta” nella storia millenaria, perennemente in evoluzione e sempre innovativa, della Dieta Mediterranea, la cui idea attuale ha origine nella sua definizione data 70 anni fa, nel 1957, dal “pioniere” delle moderne scienze alimentari, il nutrizionista americano Keys. In occasione della manifestazione, DIETA MEDITERRANEA 5 sensia dare evidenza alla sua nuova concezione come ICH UNESCO, una eredità culturale immateriale patrimonio dell’umanità intera, furono anche le relazioni presentate agli incontri dedicati alle “scoperte” compiute da Ancel Keys a Nicotera, osservazioni e ricerche che avviarono le indagini del Seven Countries Study, la cui rilevazioni e analisi continuano a venire condotte da un team medico-scientifico internazionale che opera in coordinamento con il laboratorio istituito all’Università del Minnesota dal nutrizionista americano e i suoi assistenti, tra cui il suo più stretto collaboratore, il professor Henry Blackburn.

Già rilevati da Keys, Blackburn e i primi ricercatori che elaborarono l’attuale concezione di Dieta Mediterranea, gli aspetti di sostenibilità del “sistema” alimentare e stile di vita furono messi in luce dal BCFN Barilla Center for Food and Nutrition, che a Expo2015 presentò lo schema della doppia piramide, doppia-piramide alimentare BARILLA CFN comrappresentazione grafica che illustra e dimostra la correlazione, e il rapporto di effetti inversamente proporzionali, tra il modello nutrizionale e le incidenze delle produzioni agroalimentari nell’eco-sistema. La serie di eventi che scandirono i nove mesi della manifestazione culminò con le celebrazioni della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, a cui insieme agli espositori parteciparono i leader delle nazioni, regioni e città che la fiera aveva radunato e coinvolto, e nell’occasione siglarono la Carta di Milano. Intanto, all’Assemblea Generale dell’ONU riunita a settembre 2015 a New York erano stati proclamati gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile GLOBAL GOALS, e a maggio veniva pubblicata l’Enciclica LAUDATO SI’ di papa Francesco I, che in ottobre a organizzatori, partecipanti e spettatori di Expo2015 rivolse un messaggio molto “duro” di esplicita e inequivocabile condanna alla cultura dello spreco. Queste sollecitazioni alla collaborazione tra tutti, esperti e opinion leader insieme a imprenditori e consumatori, amministratori e cittadini, ad agire con prospettive fissate dai “punti cardinali” dell’ECOLOGIA INTEGRALE, logo-dm-x-gg-fioresono particolarmente significative oggi, una data emblematica per la Dieta Mediterranea perché è il giorno del solstizio d’estate, una giornata importante nel calendario di tutti paesi e territori mediterranei, che assume particolare significatività nel 70° anniversario dall’avvio delle ricerche del Seven Countries Study e in coincidenza con l’IY2017 ∼ Anno Internazionale per il TURISMO SOSTENIBILE. Oggi infatti un partner del progetto RICETTE DI DIETA MEDITERRANEA PER I GLOBAL GOALS ha presentato gli sviluppi del proprio operato in Monferrato mentre a Genova la “nostra” Giovanna Ceccherini è intervenuta a ripercorrere le tappe del percorso che, con impulso delle iniziative realizzate a e per Expo2015, ha promosso la diffusione di conoscenza e pratica della Dieta Mediterranea.

GE 21 giugno - programma

Una sfida ineludibile: il futuro del cibo e dell’agricoltura

rapproto-fao-2017-fofa-copertinaIl rapporto appena pubblicato fornisce un quadro preciso e dettagliato della situazione nel presente: una realtà molto complessa, e problematica.

La relazione è disponibile online in due versioni, un documento di sintesi e la raccolta dei dati e delle analisi che indirizzeranno il Medium-Term Plan 2018-2021 della FAO :

The purpose of this report is to increase understanding of the nature of the challenges that agriculture and food systems are facing now and will face into the 21st century. Its analysis of 15 global trends provides insights into what is at stake and what needs to be done. Most of the trends are strongly interdependent and, combined, inform a set of 10 challenges to achieving food security and nutrition for all and making agriculture sustainable. ‘Business-as-usual’ is not an option. Major transformations in agricultural systems, rural economies and natural resource management will be needed if we are to realize the full potential of food and agriculture to ensure a secure and healthy future for all people and the entire planet.

One of the greatest challenges is achieving coherent, effective national and international governance, with clear development objectives and commitment to achieving them. The 2030 Agenda for Sustainable Development embodies such a vision – one that goes beyond the divide of ‘developed’ and ‘developing’ countries. Sustainable development is a universal challenge and the collective responsibility for all countries, requiring fundamental changes in the way all societies produce and consume.

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le virtù della bagna cauda

logo-italian-tasteMentre dal 21 al 27 novembre 2016 si svolge la prima SETTIMANA DELLA CUCINA ITALIANA NEL MONDO, le date dal 25 al 27 novembre sono fissate per l’annuale appuntamento con la manifestazione gastronomica dedicata al piatto tipico piemontese recentemente riscoperto per l’intensità del suo sapore e la sua vivace genuinità, che lo rendono anche molto salutare e particolarmente sostenibile.

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Nonostante sia una specialità regionale di un’area continentale italiana che una catena montuosa separa nettamente dal mare, la bagna cauda ( detta anche bagna caôda ) è un piatto autenticamente mediterraneo e per molte qualità emblematico della Dieta Mediterranea. È infatti è un perfetto esempio di cucina popolare, un piatto semplice, gustoso e genuino, e una ricetta gastronomica per un’equilibrata e salutare dose di minerali, di vitamine, di fibre e grassi vegetali e di proteine animali, copertina-eat-well-and-stay-wellquindi perfettamente interpretativa della Dieta Mediterranea nella sua definizione ‘dogmatica’, ovvero la dimostrazione scientifica data dal nutrizionista americano Ancel Keys con la ricerca Seven Countries Study e la sua descrizione che lo stesso ha elaborato insieme alla moglie Margaret nel primo testo divulgativo, pubblicato nel 1959 e subito un best-seller, e in  How to eat well and stay well. The Mediterranean way del 1975.

Una ricetta della cucina popolare del Monferrato diffusa in Langhe e Roero, la bagna cauda accomuna logo-world-heritage-unescoi territori dei paesaggi vitivinicoli da 2014 iscritti nell’elenco dei patrimoni UNESCO, di cui costituisce una specialità e una tradizione agroalimentare molto speciale. È infatti un cibo frugale e al tempo stesso ricco di vitamine e di gusto, un sapore che esalta i sensi, inoltre di significati saldamente connessi alla storia della sua origine e alla ritualità del suo venire consumato in convivialità, logo UNESCO ICHperciò è anche un perfetto esempio altamente rappresentativo della Dieta Mediterranea come nella sua definizione di ICH UNESCO.

125-108_bagna_cauda_250L’intingolo bollente che accompagna il misto di genuine verdure di stagione coltivate negli orti e (come cardo e topinambour) un tempo raccolte in prati e sottobosco del Monferrato, è composto da ingredienti essenziali dei caratteristici piatti tradizionali dei paesi affacciati sul Mediterraneo: acciughe (alici sotto sale), aglio e olio extravergine di oliva. 

L’archivio di storia gastronomica SAPERE  SAPORI documenta l’origine provenzale della salsa, una variante della ancholade, e la denominazione ne attesta la nascita e diffusione lungo la Via del Sale che, dalle coste francesi e liguri, superato il valico sull’Appennino Ligure attraversa il Piemonte Orientale discendendo dalle colline dell’ovadese e del Monferrato. Una strada in cui per millenni le carovane hanno trasportato dalla costa ligure a città e borghi del Monferrato derrate di sale e di pesce sotto sale e, viceversa, di cereali e carni dalle campagne intorno al Po ai porti sul Mediterraneo. Un sentiero tortuoso ai cui margini e snodi ebbero luogo intensi scambi commerciali fin dalla più remota antichità: tra i liguri che nella preistoria popolavano la riviera e la distesa di colline e monti che circondano la paludosa pianura tra la corona alpina e il corso del Po, poi tra galli e romani, quindi tra il marchesato – suol d’Aleramo – e i suoi alleati nei regni e imperi di Occidente e d’Oriente…

Per la preparazione della bagna cauda, la salsa bollente in cui si intingono le verdure, gli ingredienti sono acciughe portate dal mare e aglio raccolto nell’orto stemperati in olio extravergine d’oliva, ora importato in Piemonte ma un tempo autoctono nella regione, dove con il trapianto dell’Olivo delle Alpi della Valle del Rodano gli uliveti vennero coltivati già dal VI secolo. Soprattutto in alcune zone sulle pendici ai confini con la Valle d’Aosta e in aree collinari, in particolare nel Monferrato, dove la toponomastica ne testimonia la remota presenza: morbelli-colline-del-monferrato-1917in provincia di Alessandria al borgo di Olivola, alla Cascina Oliva a Fabiano di Solonghello, alla Strada degli Ulivi tra Patro di Moncalvo e Grazzano Badoglio e al Monte Oliveto di Cortemilia nel comune di Ponzano di Crea (un altro è in provincia di Cuneo) e nella provincia di Asti al paese di San Marzano Oliveto e nella Regione Ulivi di Canelli. La massima diffusione degli uliveti in Piemonte si ebbe nella seconda metà del  XIII secolo d.C., all’apice di un periodo di innalzamento delle temperature climatiche che durò circa 500 anni, fino al declino e poi alla scomparsa della produzione d’olio d’oliva a partire dal 1700, quando una tremenda e prolungata gelata invernale falcidiò ¾ delle piante. Olivi particolarmente robusti – in particolare le varietà di leccino, frantoio e pendolino – sono stati coltivati in giardini e orti privati e dal 1980 l’olivicoltura è ripresa a macchie sparse in aree del Monferrato alessandrino e astigiano e delle province di Cuneo e Torino, e complessivamente nelle zone oggi si contano circa 138 ettari di uliveti.

Nella salsa calda a base di olio e acciughe predomina un terzo ingrediente molto usato nella cucina contadina, l’aglio, che ha molte proprietà salutari e terapeutiche: è infatti un naturale agente antibiotico, antisettico e balsamico, coadiuvante per la cura dell’ipercolesterolemia, di bronchiti catarrali e dell’elmintiasi, inoltre un ottimo stimolante digestivo e diuretico.

bagna-cauda-al-ristorante-di-creaL’intingolo oggi viene servito in eleganti tegamini di coccio individuali riscaldati da lumini in cera, mentre tradizionalmente la bagna cauda veniva portata a tavola direttamente dal focolare nella pentola di cottura, una zuppiera di terracotta, in cui tutti i commensali intingevano e pucciavano le verdure raccolte nell’orto e nel sottobosco – cardi, topinambur, cavolfiori e ogni altra disponibile nel freddo autunno piemontese. Era infatti la specialità della merenda sinoira ai primi rigori della stagione, quando i contadini celebravano la conclusione dei lavori nei campi e della vendemmia.

Nella sua semplicità, la bagna cauda condensa il piacere dello stare insieme in compagnia e del condividere i frutti della terra e nella sua ricetta oltre al gusto di un piatto tipico della cucina popolare piemontese si rivelano le origini di antiche tradizioni che legano gli uomini tra loro e che uniscono l’uomo alla terra e al mare, in cui si tramandano remoti saperi del suo rapporto simbiotico con gli elementi naturali, le risorse essenziali per la vita.

dieta mediterranea e i GLOBAL GOALS

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Dieta Mediterranea e cucina cinese

… recenti studi del Barilla Center for Food and Nutrition … evidenziano come la cucina asiatica, in particolare quella cinese, sia comparabile per importanza a quella mediterranea. I punti di contatto tra le due sono numerosi e riteniamo che almeno sei siano essenziali per identificare un paradigma comune di origini, radici e tradizioni, valorizzabili anche attraverso la comprensione delle differenze che caratterizzano la Dieta mediterranea e la Dieta cinese …

 articolo di Giovanna Ceccherini
pubblicato sulla rivista CINA IN ITALIA (2016, luglio – n° 7 )
per leggere il testo clicca sul link qui sotto:

Dieta Mediterranea e cucina cinese  (pdf)

DM e cucina cinese

Tracciabilità e sicurezza alimentare

Tramite le indicazioni, spesso evidenziate con marchi, loghi ed emblemi identificativi ed attestati e certificazioni, su confezioni ed etichette delle merci in vendita nei canali distributivi del commercio al dettaglio – dalle bancarelle dei mercati all’aperto ai banconi dei negozi fino agli scaffali dei supermercati – sono date informazioni importanti: luoghi di origine, tecniche e procedure produttive e caratteristiche e qualità dei prodotti. logo CFS Comm Food SecurityLa veridicità di parole e simboli utilizzati allo scopo è una questione molto seria e importante, soprattutto quando riguarda gli alimenti: dalla loro affidabilità dipendono infatti la salute dei consumatori e la sicurezza alimentareFAO-Infographic healty soilsche sono interdipendenti e direttamente connesse alla salubrità dei terreni e degli ambienti di produzione del cibo. Perciò l’argomento è stato ‘focale’ all’edizione 2016 di CIBUS – Salone Internazionale dell’Alimentazione che si è svolto  dal 9 al 12 maggio a Parma,  ‘Città Creativa UNESCO della Gastronomia’. logo CIBUS 2016 x EVENTILa fiera attira l’attenzione mondiale in Italia perché il ‘Belpaese’ ha ruolo di spicco in campo agroalimentare, con leadership assunta per i tanti meriti della propria cucina. Inoltre per ragioni storiche collegate alla posizione geografica della penisola, la sua centralità nel bacino del Mediterraneo che l’ha resa un crocevia di civiltà dai tempi delle più remote antichità, e perché dal 1951 nella capitale della nazione è stabilita FAO logo - left-P279-outline text-three line-enla sede principale della FAOFood and agriculture organization (Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura). Come testimonia Henry Blackburn, un congresso FAO a Roma è stato occasione dell’incontro, determinante per l’avvio del Seven Countries Study, del nutrizionista americano Ancel Keys con i medici italiani. L’edizione 2016 di CIBUS ha sviluppato gli argomenti dell’alimentazione e delle produzioni agroalimentari con molteplici iniziative, in particolare due convegni: “Pianeta Nutrizione, Alimenti: miti e controversie” cui hanno partecipato 350 medici, nutrizionisti e dietisti e “Protezione Internazionale delle Indicazioni Geografiche” loghi IGP DOP Made in Italyin cui il dirigente del Dipartimento delle politiche competitive, della qualità agroalimentare e della pesca del Mipaaf, Luca Bianchi, ha ricordato l’importanza delle esperienze italiane nella tutela dei consumatori tramite gli strumenti di controllo e garanzia su origine e procedure di trasformazione delle produzioni alimentari. logo AICIGIA conclusione della manifestazione, gli organizzatori della fiera hanno annunciato di aver costituito un ‘Osservatorio sull’Italian Sounding Alimentare’ con cui contrastare la diffusione di prodotti non autenticamente italiani ma che, con l’apposizione di emblemi, immagini e nomi che fanno esplicito richiamo all’Italia, sembrano essere ‘made in Italy’. Avvalendosi della consulenza di esperti analisti, l’Osservatorio raccoglierà informazioni utili a comprendere dinamiche e dimensioni del fenomeno, monitorerà le aree geografiche e i canali commerciali in cui esso prolifera e opererà in sinergia con l’ICE per elaborare azioni efficaci con cui combatterlo. Infatti, oltre a svilire la reputazione del ‘made in Italy’ originale, il sounding costituisce una minaccia perché vanifica gli sforzi di incrementare la prosperità dell’Italia tramite la crescita delle attività produttive nel settore agroalimentare con cui i territori salvaguardano i propri patrimoni culturali e che incentivano il loro sviluppo economico con  sostenibilità ambientale.

FAO-Infographic- SOIL & FOOD

Earth Day: Salvare il pianeta mangiando ‘giusto’

Quindi questa Giornata della Terra, piuttosto che concentrarsi su lampadine o  auto ibride, fare il punto sulla nostra cucina. Come si può rendere più sostenibile, più efficiente, e più sana sia per noi e per il pianeta? Adottare una dieta sostenibile a basso impatto ambientale è fondamentale…

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Earth Day: Salvare il pianeta mangiando ‘giusto’

pubblicato da GUSTOLANDIA il 22 aprile 2016

il GIORNO della TERRA

Earth-Day-2016 logo22 APRILE 2016 – La ricorrenza quest’anno è stata anche la data storica in cui, alla sede dell’ONU a New York, si è svolta la cerimonia per la firma del Paris AgreementParis-Agreement_Logo_EN_size-300x136l’accordo internazionale sul controllo delle emissioni di CO2. Mentre i rappresentanti di tutti i paesi della Terra erano riuniti nella assemblea plenaria, Leonardo di Caprio - oscar 2016conclusa con l’intervento di Leonardo DiCaprio, tutto il mondo si coinvolgeva con le campagne di mobilitazione globale  #EarthDay2016 ∼ #Sign4Climate. In questo giorno, Giovanna Ceccherini e Maddalena Brunasti hanno pubblicato on-line in pdf su ACADEMIA.edu e sul sito dedicato nelle pagine del progetto ECOLOGIA INTEGRALE l’elaborato didattico

DIETA MEDITERRANEA MODELLO DI ECOLOGIA INTEGRALETERRA - agricoltura DM

HENRY BLACKBURN

Nato nel 1925 a Miami, dove si laurea alla Tulane School of Medicine, e dopo l’internato al Northwestern Memorial di Chicago, esperienze all’Ospedale Americano di Parigi, in una missione a Cuba, un triennio di Public Health Service in Austria e la specializzazione in medicina interna e cardiologia presso l’Università del Minnesota, HENRY BLACKBURN Prof. Blackburn and Prof .Keysdal 1954 è stato il più stretto collaboratore di ANCEL KEYS, precursore e fondatore degli studi scientifici sulla nutrizione a cui si attribuisce anche la ‘codificazione’ della Dieta Mediterranea come poi, nel 2010 e nel 2013, è stata inclusa nell’elenco di ‘patrimoni culturali intangibili’ UNESCO.

Keys (1904-2004) fece le sue prime ricerche come medico di una spedizione esplorativa in Sud America, balzando alla popolarità come l’alimentarista che durante la K-rationSeconda Guerra Mondiale ha nutrito le truppe degli Stati Uniti con la Razione K (denominata appunto con l’iniziale del suo cognome). Studiando gli effetti della carenza di cibo e della re-nutrizione, ampliò il campo delle proprie ricerche focalizzando l’attenzione sulle incidenze della dieta alimentare sullo stato di salute. Per 50 anni Keys è stato completamente assorbito dallo studio delle abitudini alimentari mediterranee e di come influiscano su salute e mortalità: ANCEL KEAYS a Nicotera - Minnesota Universityvi si è interessato da quando, durante un meeting della FAO a Roma nel 1951, ne ha osservato l’incidenza sulla popolazione dell’Italia meridionale e dopo aver analizzato il fenomeno svolgendo una prima ricerca-pilota a Nicotera nel 1957 〈foto © Blackburn Collection,  School of Public Health, Minnesota University 〉.

Dal 1958 Keys ha condotto il proprio staff americano e un’equipe di collaboratori internazionali in ricerche cliniche a lungo termine i cui esiti, dalla prima pubblicazione nel 1972 alle successive in continuo aggiornamento, analizzano e comparano stato di salute e abitudini alimentari delle popolazioni logo 7 COUNTRIES STUDYin 16 territori di 7 nazioni – USA, Giappone, Finlandia, Olanda, Grecia, Yugoslavia e Italia.

Il 24 febbraio scorso Giovanna Ceccherini ha intervistato  Henry Blackburn, che dal 1972 agli anni ’80 è succeduto a Keys nella direzione del centro di ricerca che il nutrizionista ha istituito presso l’Università del Minnesota e nel coordinamento del team medico-scientifico:

pin x blogC’è qualche utilità, allo scopo di diffondere il valori della Dieta Mediterranea, nell’evidenziare luoghi o paesi in cui sono state condotte le ricerche?   

Alle nostre ricerche hanno collaborato anche molti colleghi italiani con cui abbiamo stretto amicizia, tra i quali Flaminio Fidanza, che aveva casa a Pioppi dove Keys ha deciso di trasferirsi, ma non designerei questo o alcun luogo particolare come la ‘casa’ della Dieta Mediterranea. Piuttosto, mi preoccupa che, paragonando le recenti indagini con le prime condotte nel 1957 a Nicotera, le statistiche più recenti mostrino con inconfutabile evidenza come la Dieta Mediterranea si stia lentamente estinguendo, proprio nei luoghi in cui è stata condotta la nostra ricerca. Ad esempio, a Montegiorgio e Crevalcore, dove ha operato Alessandro Menotti, collaboratore del ‘Seven Countries Study’, le misurazioni antropometriche e altre rilevazioni raccolte dagli anni ’90 indicano accrescimenti di massa adiposa e aumento di casi di patologie cardiovascolari. Queste ultime sono primariamente connesse con cambiamenti nelle abitudini alimentari, in particolare un aumento nell’assunzione di proteine animali.

pin x blogQuindi è utile far uso di integratori alimentari o multivitaminici per sostituire la carenza di pesce fresco, di frutta e verdura di stagione nella dieta o la mancanza di tempo per cucinare?   

Trovo che il trend attuale nelle scienze della nutrizione sia sempre più orientato verso il vero, il naturale, l’integrale, verso i cibi freschi e stili di vita tradizionali. Anche il commercio spinge in questa direzione. Ci si sta progressivamente allontanando dai cibi processati ed artificiali, da supplementi ed integrazioni di singoli macronutrienti, alcuni dei quali sono addirittura risultati nocivi nei trials clinici. L’evidenza scientifica conduce sempre più verso un benessere che derivi da sintesi naturali, sia vegetali che animali, piuttosto che da sintesi industriali o da alimenti ‘simulati’ e implementazioni chimiche su cibi processati. Questi processi industriali appaiono essere sostituti inadeguati della Dieta Mediterranea o di qualsiasi modello alimentare tradizionale.

pin x blogPossono venir date indicazioni utili in relazione alla pratica dell’esercizio fisico?

Essenzialmente il ‘Seven Countries Study’ prende in considerazione l’occupazione dei candidati, senza misurare le abitudini legate all’esercizio fisico. Le differenze tra regione e regione nel tipo di lavoro svolto dai candidati non è in grado di spiegare le differenze nelle percentuali di patologie cardiovascolari, che invece risultano essere strettamente collegate alla quantità media di colesterolo sierico ed alla quantità media di energia consumata sottoforma di acidi grassi saturi. Grazie alla congruenza tra evidenze cliniche e di laboratorio si è provato che gli acidi grassi saturi, come indicatori di consumo di carne e di prodotti caseari, influenzano il rischio cardiovascolare. Inoltre, la ricerca si focalizza sulle differenze culturali delle tradizioni alimentari, ed evidenzia come l’incidenza di patologie cardiovascolari aumenti con modelli alimentari in cui la presenza di colesterolo sierico sia costante.

pin x blogPossiamo invece considerare la Dieta Mediterranea aderente alle concezioni di ecologia integrale? E, se sì, un modello alimentare, sociale ed economico sostenibile, come suggerirebbe anche la sua definizione data da UNESCO?

I modelli alimentari tradizionali nel Mediterraneo durante gli anni ’60 e quelli rilevati nella stessa epoca anche in Asia facilitano, con buone probabilità, la minore incidenza di patologie legate ai vasi sanguigni e di molti tipi di cancro e incidono positivamente sulla riduzione dei decessi e sull’allungamento della vita. Quindi, con la Dieta Mediterranea si è sull’onda giusta, in quanto la preservazione della vita umana e corrispondentemente del Pianeta è lo scopo principale! Purtroppo, le pratiche agricole e zootecniche tradizionali hanno ceduto ai processi di produzione di massa. Oggi la sfida è produrre cibo sano ed accessibile in maniera sostenibile, che non sfrutti incondizionatamente la terra o il mare, tanto meno chi lavora con essi. La sfida è quindi quella di preservare la Dieta Mediterranea e, con essa, un modello sociale ed economico sostenibile… che un tempo risiedeva, appunto, nella Dieta Mediterranea.

L’intervista è stata pubblicata il 24 febbraio 2016, in italiano e in inglese :

DIETA MEDITERRANEA : un sapere antico che compirà 60 anni nel 2017

THE MEDITERRANEAN DIET : in 2017,  60 years of  wisdom in nutrition

Dieta Mediterranea e :

ECOLOGIA INTEGRALELAUDATO SI’GLOBAL GOALS

HENRY BLACKBURN : The Seven Countries Study was the first to examine systematically the relation among lifestyle, diet, and the rates of heart attack and stroke in contrasting populations. It has been one of the finer scientific adventures of our time and of the field of cardiovascular disease epidemiology. The idea of the study arose in various forms in the minds of imaginative individuals capable of integrating clinical, laboratory, and population evidence. Ancel Keys, the leader of the study, gave the concept its broad scope as well as its substance and direction. This, my personal account of adventures in the field, conveys only a tiny part of the excitement, and recalls only a few of the many contributions and difficulties of the undertaking…  You are welcome to share our adventures in the field > continua